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Spostare Como Lago?

Sulla edizione odierna del quotidiano “La Provincia” è riportata la proposta di CNA relativa all’arretramento dello scalo ferroviario di Como Lago, oltre ad altre idee relative agli ex scali merce prossimi a San Giovanni. Sull’idea di rafforzare l’intermodale pubblico attorno a San Giovanni non si può che esprimere apprezzamento, ma dell’altra proposta proprio non si capisce il senso.  La soppressione o l’arretramento (alla fine è la stessa cosa) dello scalo a lago è una vecchia teoria che periodicamente viene a galla. L’impianto nasce attorno al 1880, inizialmente come attestazione della “ferrovia privata Donegana” per il trasbordo dei materiali dal lago fino al costruendo Manicomio, successivamente diviene capolinea del “Tramway a Vapore Saronno-Fino-Como”, e finalmente nel 1898 viene trasformata in ferrovia dalle neocostituite FNM che la rilevarono dalla “Società Anonima delle Ferrovie del Ticino” (SFT). Il passaggio fra tramvia e ferrovia avvenne solo sul piano regolamentare e gestionale, senza sostituzione dei binari in quanto, avvedutamente, essi vennero collocati in opera fin da subito con lo scartamento ordinario. Il rapporto tra la ferrovia ed il lago rimase intenso e continuo fin dopo la seconda guerra mondiale, ovvero fino all’avvento della motorizzazione di massa (lo stesso fenomeno che decretò la fine dell’altro scalo a lago di Como, quello di FS in zona Tempio Voltiano). Fino a quel momento un binario fuoriusciva dalla pensilina vetrata, attraversava la strada intersecandosi perpendicolarmente con la linea del tram, fino a raccordarsi al molo. In quel punto una gru ad azionamento manuale permetteva il trasbordo dei materiali dai carri ai comballi e viceversa. La faccio breve: la stazione di Como Lago è storicamente connaturata al sistema del porto di Sant’Agostino. Ancora oggi è un punto di interscambio naturale tra ferro ed acqua, in una cornice paesaggistica e con un fascino del tutto unici: un cordone ombelicale tra la metropoli e la sponda del più bel lago del mondo, con una valenza turistica unica.  La sua sostituzione con l’inevitabile anonima pensilina ingentilita unicamente da emettitrice, obliteratrici e telecamere di sorveglianza (sto descrivendo la tipologia di stazione standard “low cost” che si sta imponendo nell’odierna congiuntura) da piazzare cento metri più indietro, è da considerarsi nettamente peggiorativa.
Roberto Ghioldi – presid. associazione COMOinTRENO